la Copertina
di Chiara Andreola
Il turismo balneare sta attraversando una fase di rinnovamento, in cui è necessario andare verso un'offerta sempre più completa e differenziata per rispondere ad una domanda che va verso vacanze più brevi e più incentrate su sport, natura e storia. Anche le località del Nordest stanno affrontando questi cambiamenti: Cavallino e Jesolo al top, Bibione e Lignano soffrono
Analisi
di Riccardo Dalla Torre
È partita ufficialmente pochi giorni fa la stagione estiva 2016 delle spiagge dell’Alto Adriatico. Il litorale che va da Grado a Rosolina passando per Lignano, Bibione, Caorle, Eraclea, Jesolo, Cavallino e Sottomarina mette insieme circa 28 milioni e mezzo di presenze turistiche, secondo le statistiche ufficiali. Si tratta quindi di una destinazione leader in Europa, non a caso contraddistinta dalla netta prevalenza di una clientela straniera, tedesca ed austriaca in primis.

Il turismo balneare, come è noto, costituisce un “prodotto maturo” e pertanto non sono attesi forti aumenti del movimento turistico nei prossimi anni. E’ lo stesso Ciset, infatti, ad indicare da qui al 2020 un rallentamento della crescita dei flussi del prodotto “mare” in Italia, ma al tempo stesso un tendenziale aumento della sua redditività.

Il turista balneare, da sempre la tipologia di visitatore meno propensa alla spesa, potrebbe quindi “rendere” di più al territorio. In che modo, allora, le località balneari di Veneto e Friuli Venezia Giulia possono attrezzarsi per intercettare queste tendenze?

Le strategie da adottare devono necessariamente tenere presente gli elementi di contesto. Un primo aspetto da considerare riguarda i cambiamenti climatici: i paesi mediterranei, in generale, dovrebbero godere di stagioni sempre più calde ed afose, ma al tempo stesso soggette sempre più spesso ad imprevedibili episodi estremi. Di conseguenza, è opportuno attrezzarsi per risultare ancora attrattivi nei confronti di una clientela che invece, se pensiamo al Nord Europa, ...
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