la Copertina
di Chiara Andreola
Il Teatro Stabile del Veneto, dopo aver ottenuto la qualifica di Teatro Nazionale e un significativo contributo ministeriale tramite il Fus, vuole rendersi protagonista della creazione di un sistema teatrale. L’appello del vicepresidente Beltotto “Vicenza entri perché oggi nessuno può più bastare a se stesso”. E Bulgarini risponde “torniamo a dialogare”
Analisi
di Chiara Andreola
Una Regione che, ancor prima di mettere a sistema i teatri, deve capire “che cosa vuol fare da grande”: questa l’opinione di Cesare Galla, “cronista di musica”, che vanta una lunga esperienza giornalistica nel settore culturale e dello spettacolo (prima al Giornale di Vicenza, ora sul sito Vvox.it e sul suo blog cesaregalla.it); e che proprio di Vicenza è un osservatore privilegiato, avendovi esercitato la maggior parte della sua attività professionale.

Nodo centrale per la creazione di un sistema teatrale veneto è l’annullamento della distanza tra Vicenza e lo Stabile, e le parti si dicono disposte al dialogo: una strada spianata?
Senz’altro è cosa saggia essere in buoni rapporti e dialogare, anche perché Vicenza, da sola, rischierebbe di fare la classica fine del vaso di coccio tra i vasi di ferro; credo però che ci siano ancora degli spigoli da smussare prima di un eventuale ritorno di Vicenza allo Stabile. Innanzitutto è ancora irrisolto il nodo dei contributi ministeriali per il Ciclo dei classici all’Olimpico passati allo Stabile all’epoca dell’ingresso del Comune di Vicenza come socio, e non più restituiti dopo l’uscita; a cui si aggiunge il fatto che una manifestazione come Vicenza Jazz, altro appuntamento fondamentale per la città, non ha visto un solo centesimo del Fus, mentre Veneto Jazz si è visto premiato. Inoltre la Regione, che è socia sia dello Stabile che della Fondazione Teatro Comunale, non ha condiviso ...
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